Il 2016 per il settore della pesca e acquacoltura regionale è stato un anno particolarmente impegnativo in cui la collaborazione stretta fra Regione Friuli Venezia Giulia, imprese, consorzi e associazioni di categoria è stata significativa per affrontare le problematiche settoriali e ricercare soluzioni finalizzate a consolidare l’economia ittica regionale.
Il modello di aggregazione tra soggetti della filiera dell’acquacoltura e della pesca, che la Regione ha definito e accompagnato, si è consolidato, tanto che sono lusinghieri le attività e i risultati ottenuti da parte delle principali organizzazioni associative e imprenditoriali del comparto ittico regionale.
E’ emerso in occasione di una conferenza stampa, nella sede della Regione a Udine, con gli assessori regionali alle Risorse ittiche Paolo Panontin, alla Salute Maria Sandra Telesca e i rappresentanti di Confcooperative e Legacoop FVG, rispettivamente Giovanni Dean e Gaetano Zanutti.
Fra i risultati sottolineati, la grande attenzione data alla sicurezza alimentare con la sottoscrizione, a dicembre 2015, di un nuovo protocollo di intesa siglato dalla maggioranza delle associazioni del settore della Pesca e acquacoltura, dai consorzi di gestione, dalle organizzazioni di produttori, dalle cooperative di servizio e di lavoro dei molluschi bivalvi, congiuntamente alla Regione FVG, all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Arpa FVG) e all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.
“Protocollo d’intesa – ha specificato Telesca – finalizzato a incrementare le attività di controllo, le azioni volte a garantire la salubrità dei prodotti e la prevenzione a vantaggio della salute”.
Il documento, come ricordato, è stato ripreso ed è parte integrante delle delibere regionali 2557/5015 e 816/2016. In questo ambito è proseguita l’attività del Centro tecnico informativo (Cti) che funge da interfaccia fra Autorità di controllo (Ac) e Operatori del settore alimentare (Osa) ed ha permesso di elevare il numero delle analisi condivise, determinando la complementarietà dei riscontri analitici in controllo ufficiale e quelle in autocontrollo effettuati presso laboratori accreditati con conseguente vantaggio per il consumatore.
Un altro aspetto significativo proseguito anche quest’anno, riguarda il Tavolo di coordinamento attraverso il quale le associazioni maggiormente rappresentative del settore ittico, assieme ai consorzi di gestione ed alle maggiori cooperative, discutono i principali temi di interesse per il settore della pesca e dell’acquacoltura.
“Si è voluto privilegiare – ha affermato Panontin – la creazione di un sistema della pesca in regione al quale l’intera filiera ha aderito con successo consentendo gli attuali risultati, pianificati anche attraverso il Tavolo tecnico di coordinamento”.
In un’ottica di riattivazione produttiva da realizzarsi per alcuni anni e in base ai risultati ottenuti con il monitoraggio condotto a febbraio 2016 da un Istituto scientifico, è stata pianificata e realizzata l’attività relativa al primo anno, con il coinvolgimento dei tre compartimenti marittimi Alto adriatici di Monfalcone, Venezia e Chioggia sottoscrittori di un accordo per ripristinare i banchi di vongole in Friuli Venezia Giulia. Le attività del primo anno sono state effettuate nel mese di aprile 2016. La riattivazione produttiva è stata effettuata all’interno di 4 aree del Friuli Venezia Giulia e i dati definitivi di questo primo intervento sono previsti nel primo semestre del 2017.
“Il Friuli Venezia Giulia – ha concluso Panontin – si distingue per la capacità di fare aggregazione e di sostenere logiche di sistema, con i risultati che oggi sono evidenziati, assieme al settore della pesca e itticoltura, anche in quelli dell’agricoltura e della caccia. Un modello che potrà favorire il rilancio del comparto e potrà essere esteso all’area circostante”.
Dal prossimo anno il Friuli Venezia Giulia guiderà il Distretto della Pesca dell’Alto Adriatico.





