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Nasce dal progetto SEA, di cui Legacoop Fvg è lead partner, la ricerca di Ires FVG

Competitività economica, capitale umano, partecipazione civica e politica, trasporti, ambiente e qualità dei servizi sono le sei dimensioni dello sviluppo cittadino confrontate dallo studio realizzato dall’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali del Friuli Venezia Giulia, sull’ambiente urbano GECT GO, (gruppo europeo di cooperazione territoriale) che include i comuni di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba e le compara con Trieste, Udine, Lubiana e Koper Capodistria.

Si tratta di “Gorizia e il GECT GO tra innovazione e declino”, il rapporto statistico di ricerca presentato lo scorso 10 aprile, a Gorizia, presso lo spazio Magazin della cooperativa sociale Arcobaleno e curato da Gianluca Masotti, che evidenzia i risultati finali di un’indagine svolta nell’ambito del progetto SEA – Social Economy Agency, finanziato dall’Unione Europea (programma per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013) coordinato dal project manager Fabrizio Valencic e di cui Legacoop FVG è lead partner.

“La ricerca – ha indicato il presidente di Legacoop FVG, Enzo Gasparutti – è frutto di un intenso lavoro di analisi e approfondimento, che giunge alla fine di un percorso iniziato nel 2009, con la presentazione del progetto SEA, Social Economy Agency, che aveva come scopo quello di sviluppare e diffondere il modello dell’impresa sociale. Un modello di impresa virtuoso, che riesce a coniugare crescita e sviluppo mantenendo l’attenzione anche alla coesione sociale e alla solidarietà. E’ stato un percorso importante, intrapreso, nella consapevolezza dell’importanza che questo modello, declinato per noi in forma cooperativa, avrebbe assunto in un mondo e in uno scenario economico in forte e rapido cambiamento”.

L’indagine valuta la smartness dell’ambiente urbano GECT GO, che include i comuni di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba. Osserva quest’area geografica come un’unica città virtuale di 73.818 abitanti, le cui caratteristiche vengono comparate con quelle di altri quattro città: Trieste, Udine, Lubiana e Koper Capodistria. Ed emerge che Lubiana e Udine, soprattutto in virtù delle performance imprenditoriali, occupazionali, culturali e creative mostrano gli smart city index più elevati e ottengono i primi due posti nel ranking finale dei cinque ambienti urbani confrontati. L’elevata qualità ambientale e dei servizi, invece, assicurano il terzo posto al GECT GO, davanti a Koper Capositria e Trieste. Nel GECT GO, inoltre, la speranza di vita alla nascita raggiunge gli 80,8 anni, il tasso di mortalità infantile è limitato (1,8 decessi nel 2012) e le strutture residenziali e semi-residenziali, a confronto con le performance delle altre città, si dimostrano efficaci nella presa in carico dell’utenza anziana e con problematiche di disabilità o non autosufficienza. I cittadini di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter Vrtoiba, inoltre, sono relativamente al sicuro dai crimini violenti (omicidi, sequestri di persona, delitti sessuali, ecc.) e da quelli meno gravi (borseggi, scippi, furti, ecc.), mentre l’ospitalità alberghiera, se rapportata al numero di abitanti, si rivela assai diffusa.

Il report dell’IRES FVG, infine, scompone i dati riguardanti i tre Comuni transfrontalieri e realizza un focus analitico sul ruolo peculiare di Gorizia nell’amplificare i punti di forza e le criticità competitive del GECT GO. L’immagine del capoluogo isontino che affiora dai risultati della ricerca è quella di una città sana e pulita sotto il profilo ambientale ed efficiente nell’erogare servizi ai cittadini, ma scarsamente competitiva e ancora impreparata a reinventarsi una vocazione produttiva dopo il crollo della cortina di ferro.

Il report di ricerca, al riguardo, sottolinea la necessità di orientare Gorizia e il GECT GO verso la sperimentazione di modelli economici e culturali più attuali, scommettendo su risorse e specializzazioni innovative in grado di caratterizzare due assi cruciali per la guida dei processi di rilancio territoriale: la competitività e il capitale umano e sociale. La vera sfida, per l’area italo-slovena, risiede nella costruzione di una nuova identità produttiva, funzionale a fronteggiare i cambiamenti determinati dal crollo del confine e a sostituire ruoli e stereotipi collettivi lungamente consolidatisi nel tempo, rafforzando le aziende e professionalità potenzialmente più dinamiche ai fini di un nuovo ciclo di sviluppo locale.

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