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Lettera di Legacoopsociali-FVG Confcooperative Federsolidarietà-FVG AGCI-Solidarietà-FVG alla RegioneFvg su carenza di personale nei servizi infermieristici

Una lettera sul problema  della carenza di personale nei servizi infermieristici è stata inviata dalla cooperazione sociale Fvg  alla Regione ed in particolare all’attenzione del Vicepresidente ed Assessore alla salute, politiche sociali, disabilità  Riccardo Riccardi e all’Assessora al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca università e famiglia  Alessia Rosolen. “Questo documento, si legge nella lettera,  fa seguito all’incontro del 17.9.2020, tenutosi a Udine tra i rappresentanti della Cooperazione regionale (Federsolidarietà Confcooperative, Legacoop sociali ed AGCI Solidarietà) e i Presidenti degli ordini delle professioni infermieristiche di Pordenone, Gorizia, Trieste e Udine.
Le parti si sono confrontate in merito alla carenza di infermieri sul territorio, con l’obiettivo di individuare alcune proposte da sottoporre agli organi politici competenti, per risolvere tale criticità.

L’analisi dei dati ha rilevato principalmente i seguenti elementi:
1. Case di riposo e servizi residenziali per disabilità, ecc. sono nella impossibilità a garantire l’inserimento in organico di nuovi infermieri a seguito di dimissioni per assunzioni nel settore pubblico, aggravati dall’aumento dei concorsi causa Covid.
2. Quasi azzeramento delle richieste di riconoscimento del titolo di infermiere da infermieri provenienti da paesi esteri, soprattutto dai Paesi dell’Est, che nel passato avevano garantito un bacino di assunzioni importante (Dati OPI dicono che da 20-30 richieste si è passati a 1-2)
3. Servizi prestazionali (ambulatori, carceri, servizi a domicilio per persone gravi-gravissime, ecc.): le cooperative gestori dei servizi per conto delle aziende sanitarie in diversi casi iniziano ad essere impossibilitate a garantire le prestazioni e, pertanto, stanno decidendo loro malgrado di non stipulare i contratti. Il rischio è la  riduzione/eliminazione dei servizi, fatto grave pensando alla fragilità delle persone assistite e delle loro famiglie.
Gli OPI hanno riferito inoltre che, a fronte della loro proposta di aumentare di 100 unità i corsi di Laurea in
Infermieristica, l’Università di Trieste è riuscita ad attivare solamente 20 ulteriori iscrizioni (da 250 a 270
rispetto alle 350 richieste). Sul punto le parti ritengono necessario un intervento da parte della Regione
Friuli Venezia Giulia di supporto alle Università territoriali perché il Ministero dell’Istruzione, Università e
Ricerca stanzi le risorse necessarie all’aumento dei posti, almeno come richiesto.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda le condizioni contrattuali di chi opera nelle cooperative e
comunque nei servizi affidati esternamente. Sul punto si rileva che già le aziende sanitarie attivano delle
selezioni con un costo di 30-35 euro/ora, mentre tantissimi servizi sono appaltati / convenzionati ancora a
22-24 euro/ora, comprese le convenzioni con le case di riposo e i servizi semiresidenziali. Sul punto i
rappresentanti delle cooperative segnalano una evidente sperequazione ormai inaccettabile e danno piena
disponibilità a prevedere delle integrazioni salariali, ove l’Ente Pubblico appaltante o firmatario di
convenzione, eroghi le risorse necessarie, in quanto contrariamente gli enti gestori (sia del privato sociale
che del privato di mercato) subirebbero una perdita economica e sarebbero costretti a chiudere le attività.
Viene evidenziato che il privato in appalto o convenzionato eroga le prestazioni per conto della pubblica
amministrazione e, quindi, dovrebbe beneficiare delle stesse condizioni. Purtroppo spesso l’appalto o la
convenzione vengono visti dal settore pubblico come escamotage per risparmi sul proprio bilancio.
La situazione rilevata, che impatta negativamente sui servizi territoriali, prosegue il documento,  porta ad alcune conseguenze inevitabili. Tutti i servizi al cittadino sono parte di una grande rete. Se salta un “nodo” della rete, l’intera
rete rischia di collassare.
In sintesi, la carenza di infermieri porterà a chiudere o ridurre alcuni servizi territoriali. Nelle strutture che
accolgono persone fragili, per esempio le case di riposo per anziani non autosufficienti, si avrà l’effetto di
una riduzione del servizio (anche in chi oggi eroga minutaggi superiori alla normativa), con aumento dei
ricoveri ospedalieri. Trattandosi di circa 8.000 posti letto, è evidente quale potrebbe essere l’impatto
sull’organizzazione degli ospedali.
Purtroppo il sistema è in ritardo, ed è difficile individuare soluzioni a breve.
Si propongono alcune linee strategiche nell’immediato (1 anno) e nel futuro (3 anni):
NEL BREVE PERIODO
1. Consentire per i dipendenti pubblici (su base volontaria) ed entro i limiti stabiliti dalla legge la
possibilità di effettuare prestazioni anche nel settore privato. Questo potrebbe permettere di
coprire almeno una parte dei servizi resi a prestazione (per es. budget di salute, assistenza
domiciliare, ecc.). Non risolve però il problema della carenza di infermieri per le attività in cui viene
richiesta una continuità (per es. case di riposo)
2. Attraverso risorse stanziate ad hoc dagli enti competenti, prevedere un integrativo salariale per il
personale operante sul territorio in appalto o in convenzione, per adeguare i costi sui 30-35
euro/ora come avviene per il settore pubblico, e ridurre il numero di infermieri che decidono di
lasciare i servizi territoriali per questo motivo. Questo potrebbe anche portare ad una nuova
appetibilità per un trasferimento dall’estero nella nostra regione da parte di personale
infermieristico.
3. Le cooperative chiedono, ove sia verificata la tenuta giuridica, di prevedere che i vincitori di un
concorso pubblico debbano rimanere almeno 5 anni a lavorare sul territorio regionale. Tale
condizione serve per ridurre il numero di infermieri che partecipano nella nostra regione già con
l’intenzione dopo pochissimo tempo di trasferirsi in altre regioni, generando di fatto un
meccanismo continuo di concorsi.
4. Le cooperative chiedono che la Regione intervenga presso il Governo nazionale, per sollecitare
tempestivi accordi con altri Stati Esteri, al fine di reclutare in tempi rapidi il personale
infermieristico ed altrimenti specializzato necessario.
NEL MEDIO-LUNGO PERIODO
1. Aumentare sensibilmente i posti del corso di Laurea in Infermieristica (prevedere possibilmente un
raddoppio).”
La lettera è firmata dai presidenti Giada Pozzetto, Luca Fontana, Gian Luigi Bettoli

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