Domenica prossima 13 dicembre, Innovalp, il Festival delle Idee per la Montagna ideato da Cramars, la cooperativa sociale di Tolmezzo impegnata per lo sviluppo locale in Carnia e nell’Alto Friuli, porterà il suo contributo a “OpenForumDD, 16 giorni in diretta: proposte, dialoghi e strategie per il Paese di domani”, speciale evento digitale di proposte, dialoghi e strategie per il Paese di domani. Un’iniziativa, a respiro nazionale, promossa dal Forum Disuguaglianze e diversità, di cui Innovalp è partner di lungo corso. “Eppure la democrazia c’è, il fermento sociale” è questo il titolo dell’intervento che domenica 13 dicembre alle 16 e 30 vedrà protagonista il team di Innovalp, durante la giornata dedicata alle Piccole e Medie Imprese. “OpenForumDD, 16 giorni in diretta: proposte, dialoghi e strategie per il Paese di domani” è un evento digitale con 136 ore di diretta e più di 200 ospiti che si confronteranno attivamente su sedici priorità strategiche per il Paese come scuola, salute, casa, lavoro, aree interne, digitale, ambiente, imprese, pubblica amministrazione. Protagonisti di OpenForumDD saranno le storie, i luoghi e le persone introdotte da 16 membri del Forum Disuguaglianze e Diversità, tra cui il suo coordinatore Fabrizio Barca. Verranno quindi trasmessi in diretta dibattiti e dialoghi sulle proposte del ForumDD con l’obiettivo di innescare un circolo virtuoso e di riflessione che sappia indirizzare il Piano di Ripresa e Resilienza che l’Italia presenterà all’Unione Europea. Sono numerosi gli appuntamenti in cui si affronteranno i temi importanti e urgenti, oggi ancora più evidenti a causa della crisi generata dall’epidemia Covid-19. Situazioni in cui sono aumentate le disuguaglianze, portando in evidenza vecchie e mai risolte fragilità. Ma si vogliono anche mettere in campo propositi positivi scatenando vitalità, intelligenze collettive, saperi diffusi. In questo contesto, nella giornata del 13 dicembre dedicata al tema “Piccole e medie imprese. Accedere all’innovazione tecnologica” si inserisce l’intervento di Innovalp, che racconterà la propria esperienza in merito allo sviluppo di un’organizzazione di cittadinanza attiva, aprendo un dialogo e un confronto con tutti gli interlocutori dell’evento. Una testimonianza fondamentale che vuole dare voce ai territori dimenticati della montagna, per coinvolgere e influenzare l’opinione pubblica diventando un aggregatore di comunità, aprendo spazi di confronto con soluzioni a portata di mano. Per vivere il presente progettando un futuro radicalmente diverso. Ospiti della stessa giornata, figure di rilievo del panorama nazionale in molteplici settori: dal Ministro del MIUR Gaetano Manfredi al politico ed economista Romano Prodi, da Giovanni Brugnoli, Vice Presidente per il Capitale Umano di Confindustria, allo scrittore Gianrico Carofiglio. Gli eventi verranno trasmessi in diretta sul sito e sulla pagina Facebook del Forum Disuguaglianze e Diversità, nonché sulla pagina Facebook della Cooperativa Cramars.
Potenziato servizio di inclusione sociale dei Comuni Sile Meduna con l’equipe educativa TAI
In questo 2020 decisamente anomalo, dal 1° settembre il Servizio Sociale dei Comuni Sile Meduna ha potenziato un servizio aggiuntivo come progetto di Inclusione sociale e lavorativa a favore di persone/nuclei familiari in condizione di svantaggio. L’equipe educativa TAI, acronimo di Tutoraggio Economico, Autonomia e Inclusione lavorativa- sociale-scolastica, ha l’obiettivo di accogliere tutte le persone che si trovano in una situazione di difficoltà economico-lavorativa. Il gruppo di lavoro è composto da educatori di tre Cooperative del territorio: – Nuovi Vicini è una cooperativa sociale nata nel 2003 per volontà della Caritas Diocesana di Concordia-Pordenone. Questa cooperativa si prefigge di ampliare i servizi di accoglienza, tutela e integrazione a tutte le persone che si trovano in difficoltà abitativa, economica, sociale, linguistica e lavorativa, cercando di dare una risposta più strutturata ai problemi sempre più complessi della società. – Euro&Promos Social Health Care Soc. Coop nasce nel 1996 e si occupa della gestione integrata di strutture residenziali (RSA, Residenze Protette, Case di Riposo) e servizi di assistenza domiciliare per anziani e diversamente abili. Offre inoltre servizi socio-sanitari e riabilitativi, oltre ad attività di animazione, socializzazione e servizi educativi-ricreativi per minori. – Itaca. è una Cooperativa Sociale di tipo A, nata nel 1992 dalla Coop Service Noncello, opera nei campi dell’impegno sociale, sanitario ed educativo, gestendo servizi suddivisi in 5 aree: domiciliare anziani, residenziale anziani, disabilità, salute mentale e minori. A seguito del primo periodo di emergenza sanitaria, il Servizio Sociale dei Comuni ha visto aumentare l’utenza che lamenta una situazione reddituale insufficiente a far fronte alle necessità del nucleo, con situazioni di grave morosità e indebitamento in costante aumento. Il nostro gruppo di lavoro ha così affrontato molte situazioni avendo la capacità di rispondere a problematiche del tutto nuove, causate da un insieme di eventi che hanno influenzato negativamente molte persone che si trovavano poco sopra la soglia di povertà, nel tunnel oscuro dei debiti e delle bollette. L’emergenza sanitaria ha compromesso il rapporto tra le persone e con il territorio, limitato da spostamenti e dà opportunità sempre meno possibili; Esso ha tolto, anche se temporaneamente, la possibilità di ottenere strumenti utili per raggiungere una vita autonoma e dignitosa. Small Economy, in coprogettazione con i Servizi Sociali, è apparsa in questo contesto di povertà crescente, una risposta innovativa in cui accanto all’ascolto e al supporto, inserisce competenze di analisi di bilancio familiare, di mediazione con istituti di credito e soggetti privati (es.il locatore) e di conoscenze legali e di gestione del debito. L’aspetto positivo di questo progetto è il coinvolgimento e la chiarezza di compiti tra gli attori coinvolti: assistente sociale, educatore professionale, operatore economico e utente, con la possibilità di modulare l’intervento sulla base dei bisogni reali. Tuttavia, non tutte le situazioni di fragilità si riescono ad affrontare con successo, soprattutto quando si presentano troppo compromesse, con morosità ingenti e poche risorse per fronteggiarle oppure dove siano presenti patologie legate all’uso del denaro, come il gioco d’azzardo. Altra forte collaborazione è con la Fondazione Welfare di Pordenone che si occupa del microcredito e di supportare l’autoimprenditorialità con percorsi personalizzati e di innovazione sociale. L’equipe TAI lavora in costante monitoraggio di queste persone, per dare risposta concreta al bisogno e alla necessità. Non trova lavoro, ma ne definisce e aiuta la costruzione di un’identità lavorativa in continua relazione con il Centro di Orientamento Regionale e il Centro Per l’Impiego. L’obiettivo è sempre il raggiungimento del miglior benessere della persona e del suo nucleo familiare, all’interno di un sistema che valuta il soggetto in tutte le sue parti fisiche, psichiche e sociali, in continuo aggiornamento legislativo. Il lavoro acquista un valore fondamentale, accresce la libertà personali e lo stile di vita e noi dell’equipe TAI siamo piccoli strumenti, che rispondono, nonostante le emergenze, di una grande macchina chiamata Repubblica fondata sul lavoro (articolo 1 della Costituzione Italiana). Ci occupiamo di consulenza abitativa attraverso contatto diretto con il mercato immobiliare e la ricerca di nuove soluzioni per affrontare l’emergenza casa. L’Equipe TAI è quindi una risorsa innovativa, che opera nel territorio in stretta collaborazione con tutti gli enti pubblici e privati, considerando le criticità e le crisi della società, potenziando le capacità e il benessere delle persone. Dott. Andrea Dradi (Coordinatore Coop Euro&PromosSHC) Dott.ssa Monica Vuerich (Nuovi Vicini) Dott.ssa Marisilvia Scian (Nuovi Vicini) Dott.ssa Flavia Zaccolo (Cooperativa Itaca) Dott.ssa Francesca De Grandis (Cooperativa Itaca)
LEAVING VIOLENCE. LIVING SAFE. Rete territoriale per supportare donne rifugiate che hanno subito violenza
Si stima che oltre il 90 per cento delle donne che hanno fatto richiesta di asilo in Italia abbiano subito una qualche forma di violenza. Sono migliaia le donne che lasciano il proprio paese per sottrarsi a una situazione di abuso e discriminazione, durante il viaggio subiscono e sono testimoni di violenze inenarrabili, a volte gli abusi e le violenze si ripetono o continuano anche in Italia. Se ne parlerà online nel coso dell’iniziativa LEAVING VIOLENCE. LIVING SAFE. Una rete territoriale per supportare le donne migranti richiedenti asilo e rifugiate che hanno subito violenza. Trieste – Online meeting su piattaforma Zoom giovedì 3 dicembre 2020, ore 9-13.45 Da 3 anni D.i.Re Donne in rete contro la violenza – la più grande organizzazione nazionale che si occupa di violenza contro le donne – ha avviato in partenariato con Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, il progetto “Leaving violence. Living safe”per facilitare l’accesso ai centri antiviolenza, ai servizi e alle altre risorse sul territorio da parte di donne rifugiate, richiedenti asilo e migranti, promuovendo la diffusione di informazioni accurate e la rimozione di potenziali impedimenti alla fruizione di tali servizi. Il Centro antiviolenza G.O.A.P è una delle organizzazioni della rete D.i.Re che supporta il progetto “Leaving violence. Living safe”. Questo incontro nasce dalla volontà di stringere e rafforzare le relazioni esistenti e costruire percorsi efficaci di fuoriuscita e prevenzione della violenza sessuale, di genere e strutturale che influenza l’integrazione di donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate. A causa del recente riacutizzarsi della diffusione del virus Covid19, l’incontro si terrà online sulla piattaforma Zoom. Le credenziali per l’accesso sono in calce. PROGRAMMA 9.00-9.15 Accesso dei/lle partecipanti alla riunione su Zoom 9.15-9.45 Presentazione dei/lle partecipanti e introduzione 9.45-10.00 Il progetto Leaving violence. Leaving safe Rebecca Germano, D.i.Re, coordinatrice del progetto 10.00-10.15 Il fenomeno della violenza contro le donne rifugiate e richiedenti asilo: nei paesi d’origine, in transito e in Italia Nardos Neamin, Unhcr Protection Associate SGBV 10.15-10.25 Domande e risposte 10.25-10.40 L’accoglienza di donne richiedenti asilo che hanno subito violenza nel territorio di Trieste Enkeleida Saraci, ICS, Ufficio rifugiati – Trieste 10.40-10.50 Domande e risposte 10.50-11.05 Dal centro antiviolenza all’autonomia delle donne Laura Cogoy, operatrice, Centro antiviolenza G.O.A.P. – Trieste Nermeen Hamza, operatrice, Centro antiviolenza G.O.A.P. – Trieste 11.05-11.15 Domande e risposte 11.15-11.30 La mediazione cultural nel percorso di fuoriuscita dalla violenza di donne migranti richiedenti asilo e rifugiate Alan Amin, ICS – Ufficio rifugiati – Trieste 11.30-11.40 Domande e risposte 11.40-11.50 Pausa (caffè a casa propria, nel proprio ufficio) 11.50-12.05 Uscire dalla tratta al tempo del Covid Hérmine Gbedo – Stella Polare – Trieste 12.05-12.15 Domande e risposte 12.15-12.45 La protezione internazionale oggi. Domande e risposte Matteo Valentinuz, Unhcr RSD Associate 12.45-13.00 Domande e risposte 13.00-13.30 Ripensare l’accoglienza per costruire percorsi efficaci di fuoriuscita e prevenzione della violenza per donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate Discussione tra le organizzazioni e istituzioni del territorio facilitata da Cristiana Scoppa, D.i.Re – Nardos Neamin, Unhcr Protection Associate SGBV 13.30-13.45 Definizione dei prossimi passi e chiusura evento. Informazioni e contatti: GOAP, Laura Cogoy, laura.cogoy@goap.it, tel. 040 3478778 Accesso alla piattaforma Zoom Meeting: Leaving violence. Living safe – Networking Event Trieste Data e orario: 3 dicembre 2020, dalle ore 09:00 Link Zoom Meeting: https://zoom.us/j/95254744068 ID riunione: 952 5474 4068
Dalla Cooperativa Itaca una finestra sul mondo degli OSS che pochi conoscono
Una finestra su un mondo che troppo pochi conoscono, si parla dei 200 Operatori socio sanitari della Cooperativa Itaca che ogni giorno in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Alto Adige entrano in punta di piedi nelle case di oltre 1500 persone anziane fragili e delle loro famiglie. Del resto cercando sul web informazioni, articoli o analisi sui servizi di assistenza domiciliare si trova poco o nulla. Non ci sono articoli che parlino del SAD, Servizio Assistenza Domiciliare, ce ne sono pochissimi sull’ADI, Assistenza Domiciliare Integrata. Per contro, si riscontra una messe di materiale sulla futura figura dell’infermiere di famiglia e sull’infermiere di comunità, arrivata con il decreto Rilancio di questa estate, ma su cui ancora si vede ben poco. “Mi sono chiesta come mai non si parli di un servizio così essenziale come l’assistenza a domicilio rivolta a persone fragili, di cui la maggior parte anziane – afferma Anna La Diega, vicepresidente e responsabile dell’area Anziani della Cooperativa sociale Itaca -, il cosiddetto SAD, richiamato in tutti i documenti di indirizzo sulle LTC, Long Term Care, sempre citato come il futuro dell’assistenza che mira al mantenimento della persona a casa propria con il supporto graduale della rete dei servizi sanitari e socio sanitari territoriali, mano a mano che cresce il bisogno della persona”. Eppure, durante l’emergenza Covid 19, non se ne parla, “nonostante il SAD venga citato sin da subito nel Rapporto dell’ISS n. 1 del 7 marzo 2020, dove si fa riferimento al sostegno sociale dei soggetti in isolamento al domicilio, che necessita di misure di sostegno sociale per il corretto svolgimento della quarantena”. LA SCHEDA La Cooperativa sociale Itaca gestisce servizi di assistenza domiciliare dislocati in un territorio molto vasto, che comprende Friuli Venezia Giulia, Veneto e Alto Adige – SüdTirol. Sono oltre 200 gli operatori socio sanitari che ogni giorno si rivolgono ad oltre 1500 beneficiari, nella più parte donne sia i primi sia i secondi, all’interno di oltre 20 servizi. In Friuli Venezia Giulia Itaca è presente nei SAD di Pordenone, Sacile, San Vito al Tagliamento, Carnia, Udine, Latisana, Monfalcone e Gorizia, ma anche nel servizio di consegna pasti caldi a domicilio in Basso e Alto Isontino; in Veneto a Cavallino Treporti, Gaiarine e Portogruaro; in Alto Adige a Brunico. SAD: UN SERVIZIO PER GLI ANZIANI FRAGILI E LE LORO FAMIGLIE Il servizio di assistenza domiciliare non sostiene solamente le persone rimaste isolate per la quarantena. “Ogni giorno attraverso il SAD i nostri Oss raggiungono centinaia di persone sole al proprio domicilio, parzialmente o completamente non autosufficienti – spiega Anna La Diega -, magari a rischio di emarginazione o con altre fragilità sociali o psichiche che, in questo momento di restrizioni più o meno rigide, stanno vivendo ancora più in isolamento, non solo fisico, ma anche sociale, relazionale ed emotivo”. In molti, probabilmente, non sanno che il SAD non raggiunge solo persone sole ma interi nuclei familiari, “con caregiver stanchi e provati da questi lunghi mesi di cura del proprio caro e che necessitano di aiuto, consigli o semplicemente di uno scambio relazionale, “quattro chiacchiere” che alleggeriscano il carico fisico ed emotivo della vita in casa ai tempi del Covid-19”. Tutte queste famiglie hanno bisogno di un aiuto pratico, dall’igiene personale all’alzata dal letto, dal riassetto della casa alla spesa, fino alla preparazione dei pasti o alla fornitura di un pasto caldo. “Ma hanno bisogno anche di sostegno relazionale, che restituisca valore e dignità alle persone anziane che beneficiano del servizio”. GLI OSS ENTRANO IN PUNTA DI PIEDI NELLE CASE DELLE PERSONE “Ogni giorno centinaia di professionisti, soprattutto Oss, entrano nelle case altrui in punta di piedi, superando o convivendo con la paura di poter contrarre il virus o di portarlo nelle case. Partono al mattino presto per compiere ognuno il proprio giro di assistenza tra tante case, tante vite, tante storie e tante fragilità”. Gli operatori socio sanitari portano con sé la propria divisa di lavoro, i Dpi necessari per poter gestire qualsiasi tipo di assistenza, sia in un contesto “normale” sia in presenza del Covid-19, usano gel disinfettante in quantità e igienizzano l’auto di servizio tra una persona e l’altra. “E ogni giorno ripercorrono mentalmente le procedure e i protocolli che devono mettere in atto – prosegue la vicepresidente di Itaca -, le attività che devono svolgere, i tempi che devono rispettare per garantire a tutti la giusta assistenza, pur sapendo che, nonostante tutta la programmazione fatta, l’imprevisto è sempre alle porte, e devono essere pronti ad affrontarlo con professionalità, trovando soluzioni veloci, efficienti ed efficaci”. Quando poi accade, e succede, che si trovino a dover “gestire” una persona positiva al Covid-19, “subentra la umana paura prima di entrare in casa, l’attenzione alle rigide pratiche di vestizione e svestizione. E proprio perché entrano nelle case di altre persone, l’attenzione a procedure e protocolli – sottolinea La Diega -, a fare il meglio possibile, è sempre ai massimi livelli. Perché gli Oss sono quei professionisti, completamente bardati di mascherine, visiere, guanti, camici, cuffie, sovrascarpe e qualsiasi altro Dpi necessario, che entrano nelle case altrui, in una stanza che magari ha troppi mobili per muoversi correttamente o il letto troppo basso per fare una movimentazione sicura”. È tempo di “uscire da una logica socio assistenziale che, in parallelo alla non autosufficienza, nei fatti considera la carenza o la debolezza di reti familiari e di risorse economiche quali criteri prioritari per l’erogazione dei servizi. Il SAD, invece, può avere un ruolo maggiormente specialistico e da protagonista nell’assistenza agli anziani non autosufficienti. È importante ricordare – chiosa La Diega – che l’unica volta che lo Stato italiano ha definito un proprio progetto per i servizi domiciliari, nell’ambito di un disegno sull’assistenza agli anziani nel suo complesso, è stato nel 1992, con il “Progetto obiettivo anziani” nazionale. È ormai tempo di cimentarsi di nuovo con questa sfida”.
Cooperativa Itaca: Latisana, Webinar gratuiti di educazione ai media per adulti. 2-9-16 dicembre
Siamo tutti iperconnessi, per questo è fondamentale promuovere tra gli adulti, i genitori e gli educatori un uso consapevole e responsabile degli strumenti digitali, in particolar modo quando ad essere spesso online siano ragazzi e, a volte, bambini. Partirà lunedì 2 dicembre la prima edizione di “Media Education” ciclo di tre webinar – previsti anche il 9 e 16 dicembre – rivolti a genitori, insegnanti, personale Ata e educatori con Matteo Maria Giordano dell’associazione Mec media educazione comunità, media educator, consulente scolastico per l’educazione alle nuove tecnologie con una importante esperienza di formatore. Tre mercoledì consecutivi, sempre dalle 18 alle 20, organizzati all’interno del progetto triennale “Ben_ESSERE a scuola”, guidato dall’Ambito Territoriale Riviera Bassa Friulana, gestito dalla Cooperativa sociale Itaca e promosso da dodici Comuni in collaborazione con ASUFC. Le nuove tecnologie sono fondamentali nella nostra vita quotidiana, lo erano anche prima del Covid-19, anche se l’emergenza sanitaria ha amplificato il ricorso all’essere online, non solo per accedere alla didattica a distanza ma anche per restare in contatto, rispettando il distanziamento fisico, con i propri cari, amici e familiari. Per i ragazzi, già nativi digitali, le restrizioni nazionali e regionali legate al contenimento del contagio si sono tradotte in una vera e propria iperconnessione. Parte da queste premesse il ciclo di tre webinar sulla “Media education” previsti il 2, 9 e 16 dicembre e organizzati all’interno del progetto triennale “Ben_ESSERE a scuola” (2018-2021), che mira alla promozione della salute di bambini e ragazzi sviluppandone le competenze individuali e potenziandone conoscenze e abilità. Il progetto è promosso dal Servizio sociale dei Comuni di Carlino, Latisana (ente capofila in quanto gestore del Servizio sociale dei Comuni dell’Ambito territoriale Riviera Bassa Friulana), Lignano Sabbiadoro, Marano Lagunare, Muzzana del Turgnano, Palazzolo dello Stella, Pocenia, Porpetto, Precenicco, Rivignano Teor, Ronchis e San Giorgio di Nogaro con la collaborazione di ASUFC e Cooperativa sociale Itaca. L’iniziativa vede inoltre il diretto coinvolgimento degli Istituti comprensivi Deganutti di Latisana, Carducci di Lignano Sabbiadoro, Cavour di Palazzolo dello Stella, Cuore dello Stella di Rivignano Teor, Università Castrense di San Giorgio di Nogaro. “In un momento storico in cui la presenza digitale è sempre più preponderante – commenta Daniele Galizio, sindaco di Latisana, ente gestore dei Servizi sociali dei comuni dell’Ambito territoriale Riviera Bassa Friulana – è un dovere per genitori ed educatori non solo restare al passo con i tempi, ma essere presenti il più possibile come riferimento per i ragazzi di tutte le età, che per molte ragioni si trovano spesso soli davanti al mondo infinito e infinitamente strutturato della rete”. “Servizi sociali e scuola – afferma Sabina Ramuscello, coordinatrice dell’area Minori del Servizio sociale dei Comuni per l’Ambito Territoriale Riviera Bassa Friulana – sono sovente costretti a confrontarsi con problematiche conseguenti ad un uso non adeguato delle nuove tecnologia e dei flussi digitali, non solo da parte dei ragazzi ma soprattutto degli adulti che, a volte, appaiono poco consapevoli dei rischi connessi e, soprattutto, del fatto che i media sono uno strumento e uno spazio educativo”. IL PROGRAMMA DEI WEBINAR Ricco il programma dei tre webinar, un secondo ciclo è previsto nella primavera del 2021, che indagheranno le tematiche più attuali inerenti i giovani e la loro presenza online. Il 2 dicembre “Cosa fanno i ragazzi online”, sicurezza scambio di immagini, privacy, identità digitale, cyberbullismo, YouTube, sexting e web reputation, responsabilità e reati. Il 9 dicembre “Videogames”, quali, quanti, per quanto tempo, come gestire l’iperconnessione dei nostri figli. Il 16 dicembre “Nativi digitali e immigrati digitali”, come comunicare, riscrivere insieme le regole per favorire la nascita di una comunità educante. Il progetto Ben_ESSERE aderisce alla rete europea SHE – School for Health In Europe e alla rete delle scuole che promuovono salute in Friuli Venezia Giulia. Per iscriversi ai webinar è necessario cliccare sul link sottostante o sul QR code e compilare il form, dopo di che gli iscritti riceveranno email di conferma e ulteriori indicazioni https://forms.office.com/Pages/ResponsePage.aspx?id=cQ7ZwUUPbU29RPt1zJugwAqSF1t8–dLmRaJ1_zd2tVUM0YzT05TRUw0R0Y0VEZLNTNEOFRJQlRDRi4u
Indagine Ires Fvg su dati Inps sul lavoro pubblico in Fvg: 2mila 375 dipendenti in più in cinque anni. Crescono Sanità, Forze Armate e Scuola
Secondo l’indagine Ires sui dati Inps diffusa oggi in Fvg un residente su 13 è dipendente pubblico, sono infatti cresciuti di 2375 in cinque anni soprattutto nei settori sanità, forze armate e scuola ma in realtà il fenomeno arriva dopo un calo. Nel 2019 in Friuli Venezia Giulia si contavano infatti quasi 89.000 dipendenti pubblici, 717 in meno rispetto all’anno precedente (-0,8%) ma 2.375 in più rispetto a cinque anni prima (+2,7%); oltre la metà sono impiegati nella Scuola e nel Servizio Sanitario. Lo rende noto il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo che ha rielaborato dati Inps sul lavoro pubblico. Negli ultimi anni risultano in deciso calo i dipendenti delle Amministrazioni Centrali (-9,8% tra 2014 e 2019) e Locali (-7,2%), mentre è stabile il personale afferente alle Università e agli enti di ricerca. I dipendenti della Sanità sono aumentati di oltre 850 unità tra 2014 e 2018, mentre il 2019 ha fatto segnare una flessione (-363); la variazione nell’intero periodo considerato è complessivamente positiva e pari a +2,4%. Crescono anche gli occupati nell’ambito della Scuola (+10,3%) e del comparto che include Forze Armate, Corpi di polizia e Vigili del Fuoco (+7,8%). Bisogna comunque tenere presente che questi dati possono riflettere variazioni non solo strettamente occupazionali (ampliamento o diminuzione degli organici), ma possono anche essere determinate dalla ricollocazione dei lavoratori di alcune istituzioni a un diverso gruppo contrattuale o a una diversa sede territoriale di lavoro. Sempre nel confronto 2014-2019 si può osservare una flessione solo nella provincia di Trieste (-4,2%, dovuta principalmente agli andamenti negativi dei gruppi contrattuali delle Forze Armate e delle Amministrazioni Locali), mentre nel resto della regione si registrano degli incrementi. Fvg al quarto posto per numero di dipendenti pubblici La nostra regione è quarta in Italia per numero di dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione. In questa graduatoria si trova al primo posto la Valle d’Aosta con quasi 10 dipendenti pubblici ogni 100 residenti, seguita da Trentino Alto Adige (9,8), Lazio (8,1), Friuli Venezia Giulia (7,3) e Sardegna (7,1). In generale si rileva che tale rapporto è più elevato nelle regioni a statuto speciale, con la comprensibile eccezione del Lazio; solo la Sicilia (6,0) è in linea con la media nazionale (6,0). Inoltre, tre province del Fvg si collocano nei primi quindici posti: Trieste è terza dopo Bolzano e Aosta con 9,5 dipendenti pubblici ogni 100 residenti, Udine dodicesima (con 7,1) e Gorizia quindicesima (7,0). Pordenone presenta un quoziente meno elevato (6,3), comunque leggermente superiore alla media italiana. A Trieste le retribuzioni più elevate La retribuzione media dei dipendenti pubblici, in termine di imponibile previdenziale annuo, nel 2019 in regione è stata pari a 32.855 euro. In base al gruppo contrattuale di appartenenza si nota una notevole variabilità, in quanto si passa dall’Università e dagli enti di ricerca in cui la retribuzione media è pari a 45.200 euro all’anno, alla Scuola dove tale valore è inferiore di oltre 20.000 euro (23.632), anche perché incide negativamente la componente precaria. Se si considerano esclusivamente i lavoratori a tempo indeterminato e pieno i divari si attutiscono un po’, ma tra questi due gruppi rimangono comunque marcati (49.739 euro contro 29.298). Sempre considerando i soli tempi indeterminati full time si può anche osservare che le donne guadagnano in media circa il 19% in meno rispetto agli uomini: nella Sanità si rileva il divario più ampio, pari a quasi il 23% in meno. La provincia di Trieste presenta le retribuzioni medie più elevate, pari a 34.276 euro nel 2019, 1.421 euro in più rispetto alla media regionale. A livello nazionale la provincia giuliana è sesta dopo La Spezia (37.083 euro di media), Roma (36.369), Taranto (34.810), L’Aquila (34.747) e Bolzano (34.314). Più tempo determinato e meno part time È interessante anche rilevare una crescita dei rapporti di lavoro a termine, spiega Russo, che evidentemente negli ultimi anni non ha riguardato solo il settore privato. I lavoratori a tempo determinato nel settore pubblico regionale sono infatti cresciuti di circa 2.500 unità nel periodo considerato (+33,1%, contro un +17,7% registrato a livello nazionale), mentre quelli a tempo indeterminato sono rimasti sostanzialmente stabili (-0,2%). Il comparto della Scuola è quello che presenta l’incidenza maggiore dell’occupazione a tempo determinato, che riguarda oltre un quarto dei dipendenti (27,4%). Come è noto, inoltre, nel settore pubblico si rileva una prevalenza dell’occupazione femminile (58,4% del totale), soprattutto nella Scuola (79,4%) e nella Sanità (74,7%). Il raggruppamento che comprende le Forze Armate, i Corpi di Polizia e i Vigili del Fuoco è invece quello che vede la minore presenza femminile (appena l’8,6%) e l’organico più giovane (solo il 9,9% dei lavoratori ha più di 55 anni, contro una media generale del 31,9%). Nel periodo considerato è infine aumentata l’occupazione a tempo pieno (+5.351 unità, pari a +7%) ed è diminuita quella part-time (-2.976 unità, pari a -28,3%). La fonte dei dati A seguito della soppressione dell’Inpdap (Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) e al trasferimento delle relative funzioni all’Inps nel 2012, quest’ultimo rende disponibili una serie di dati statisticamente utilizzabili a partire dall’anno 2014. I dati illustrati si riferiscono ai lavoratori dipendenti del settore pubblico assicurati presso l’Inps che hanno avuto almeno una giornata retribuita nel corso dell’anno. Il lavoratore che nel corso dell’anno ha avuto più di un rapporto di lavoro viene contato una sola volta e classificato per gruppo contrattuale, tipologia contrattuale e luogo di lavoro sulla base del suo ultimo rapporto di lavoro, mentre retribuzione e giornate retribuite si riferiscono alla somma di tutti i suoi rapporti di lavoro nell’anno. I lavoratori sono classificati in base ai seguenti gruppi contrattuali: AMMINISTRAZIONI CENTRALI: include Magistratura, Autorità Indipendenti, Agenzie fiscali, Ministeri, Presidenza del Consiglio, Carriera diplomatica e prefettizia; AMMINISTRAZIONI LOCALI: include Regioni, Province, Comuni, Aziende autonome e altre autonomie locali; CORPI DI POLIZIA, FORZE ARMATE E VIGILI DEL FUOCO; SCUOLA, inclusi gli Istituti di formazione artistico musicale; SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE; UNIVERSITÀ ED ENTI DI RICERCA; ALTRO: include Enti pubblici non economici (Inps, Inail, Aci, Cri, ecc.), Enti che producono servizi di pubblica
CIVICO 11 SOSTIENE IL SISTEMA SOCIALE DEL FVG
PORDENONE – Il valore delle risorse del territorio in termini di integrazione con la comunità di Villanova, il percorso di coprogettazione con l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale nella presa in carico delle persone più fragili, il sostegno al sistema sociale – che l’emergenza sanitaria da Covid-19 sta mettendo a dura prova – nella prospettiva di un percorso di rinnovo sostenibile e partecipato. Per Orietta Antonini, presidente della Cooperativa sociale Itaca, “i motivi di soddisfazione per la recente apertura del nuovo servizio Civico 11, modulo autismo di Villanova, sono tanti e tengono conto del particolare contesto di emergenza sanitaria da Covid-19 che stiamo vivendo anche nella nostra regione”. Gestito da AsFO su delega della Conferenza dei Sindaci della provincia di Pordenone e affidato alla Cooperativa Itaca, Civico 11 è un servizio semi residenziale che consolida il sistema di offerta del territorio, ma soprattutto un modello di presa in carico da parte di AsFO che copre tutti gli aspetti essenziali della persona giovane adulta con disabilità da un punto di vista clinico, abilitativo, educativo e sociale. IL VALORE DELLA RETE E DELLA COMUNITÀ Il primo motivo di soddisfazione ha a che fare con l’appropriatezza del servizio, che non riguarda solo Itaca e l’Asfo “ma si allarga a una rete rappresentata dalle famiglie, dalla Parrocchia di San Ulderico, dalla Diocesi di Concordia Pordenone, dall’Amministrazione comunale di Pordenone e dall’intera comunità. Questa ampia rete di partenariato – afferma la presidente di Itaca, Orietta Antonini – è parte del progetto, perché non ci possono essere obiettivi segmentati. La stessa scelta rispetto al nome Civico 11, va nella direzione di restituire il senso di integrazione con la comunità, perché Civico 11 vogliamo che sia un luogo di vita in collegamento con tutta la comunità di Villanova”. IL PERCORSO DI COPROGETTAZIONE “Mi sento personalmente gratificata, inoltre, dal percorso che ci ha portato all’attivazione di Civico 11. È un servizio coprogettato con l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale e per questo ringrazio il dott. Carlo Francescutti, direttore sociosanitario f.f., e la sua squadra, di cui è parte il competente dott. Marco Bertelli del Crea di Firenze. Nella presa in carico delle persone più fragili, nell’integrazione socio sanitaria si evidenzia spesso la valorizzazione del partenariato pubblico con gli enti del terzo settore, ma questa valorizzazione passa attraverso la sostenibilità degli strumenti e l’effettiva praticabilità degli stessi. Essere meri fornitori o, invece, partner non è la stessa cosa, la coprogettazione deve essere valorizzata da tutte le parti coinvolte e a tutti i livelli, soprattutto istituzionali”. IL SOSTEGNO AL SISTEMA SOCIALE AI TEMPI DEL COVID-19 “La Cooperativa sociale Itaca ha pagato e sta pagando un prezzo rilevante a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Per questo trovo opportuno evidenziare– rimarca la presidente Antonini – che anche nei servizi rivolti alla disabilità giovane e/o adulta, a parte i primi giorni seguiti alla sospensione avvenuta a fronte del lockdown, le nostre equipe hanno costantemente lavorato per riadattare, rimodulare e riattivare gli interventi. Perché era determinante continuare a dare risposte, seppur con modalità diverse, ai beneficiari di quei servizi e alle loro famiglie. È vero che l’emergenza sanitaria da Covid-19 sta ‘stressando’ il Sistema sanitario regionale, ma non possiamo certo fermare il sistema sociale. E il vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, lo sa, per questo desidero ringraziare lui e tutti i collaboratori del suo assessorato, perché pur nell’enorme complessità si è comunque già espresso per cogliere l’apertura di Civico 11 come opportunità per rivedere e innovare la rete dei servizi alla fragilità. In questo particolare momento storico – sottolinea ancora Antonini -, alcune scelte potrebbero diventare fondamentali per ottimizzare l’infrastruttura necessaria al miglioramento degli obiettivi di integrazione socio sanitaria. Sicuramente serve un piano di emergenza ma, in parallelo, è necessario anche un percorso di rinnovo sostenibile che, per esserlo realmente, deve essere partecipato. E Civico 11 è anche un messaggio della nostra partecipazione”. LA SQUADRA ITACA “L’ultimo motivo di soddisfazione – chiosa la presidente di Itaca -, ma non certo per importanza, riguarda l’intera squadra della Cooperativa sociale Itaca, composta da socie e soci, lavoratrici e professionisti, a loro va il nostro ringraziamento e apprezzamento più sincero. Nel caso di Civico 11, l’equipe guidata dalla responsabile dell’area Minori, Samantha Marcon, e coordinata da Silvia Avella, si conferma capace di metterci cuore e competenza, di saper fare di più e meglio per rispondere con maggiore appropriatezza alle esigenze delle persone più fragili e delle loro famiglie”. I PRIMI PASSI DI CIVICO 11 In questo primo mese trascorso dall’avvio del nuovo servizio, “l’attenzione dell’equipe è stata prevalentemente rivolta a favorire l’ambientamento di cinque giovani adulti, destinatari del progetto, stimolandoli a personalizzare gli spazi a loro disposizione. Abbiamo creato insieme – spiega Samantha Marcon -, per quanto più possibile, un ambiente dall’atmosfera familiare, idoneo ad accogliere le preferenze e le esigenze di ognuno di loro”. Sono state così realizzate attività laboratoriali per l’allestimento e il decoro dei locali, che hanno coinvolto in prima persona i ragazzi, affiancati dai loro educatori, attraverso l’uso di immagini funzionali a guidarli nello sviluppo delle autonomie personali. È stata mantenuta, inoltre, la continuità di attività sportive e riabilitative rispettando le preferenze ed attitudini di ciascuno. “In questa prima fase, abbiamo investito molto nella tessitura delle collaborazioni con la Parrocchia di San Ulderico e la comunità locale nella quale Civico 11 è inserito. Abbiamo avviato i primi approcci di conoscenza, generando opportunità di relazioni reciproche grazie anche alla proposta, accettata di buon grado, di attività di giardinaggio, cura del verde e attività di piccola manutenzione della chiesa. Con slancio ed alta motivazione – conclude Samantha Marcon di Itaca – Civico 11 ha accolto la proposta, giunta dai collaboratori della Parrocchia, di coinvolgere i ragazzi nella creazione delle decorazioni natalizie, utili all’allestimento del grande albero di Natale posto di fronte alla chiesa di San Ulderico”.
Pubblicato il Bilancio Sociale 2019 della cooperativa Codess FVG
La pubblicazione del Bilancio Sociale è un momento importante nella vita della nostra Cooperativa, perché è uno strumento prezioso per onorare l’impegno alla trasparenza nei confronti di Soci, Utenti e Clienti. Così in una nota della cooperativa Codess: Con il Bilancio Sociale, infatti, la Cooperativa si racconta e si apre al dialogo con la comunità, impegnandosi a rendicontare l’intera attività dell’anno precedente e a restituire una fotografia fedele e dettagliata dell’organizzazione, che presenti i dati economici, ma anche le informazioni sulla base sociale, l’utenza, il territorio e la rete di collaborazioni che i servizi tessono continuamente con l’esterno. Per rendere il Bilancio Sociale più accessibile e farne un effettivo strumento di trasparenza, ogni anno selezioniamo i dati più rilevanti e le informazioni salienti in un Estratto. La versione integrale del documento è comunque sempre disponibile su richiesta scrivendo a comunicazione@codessfvg.it. Segnaliamo che l’Estratto 2019 celebra un anniversario importante per Codess FVG, i vent’anni dalla fondazione. Nelle ultime pagine del documento abbiamo sintetizzato in pochi passaggi due decenni di attività, dai primi servizi ai progetti in via di sviluppo. Fra questi due estremi – l’inizio e ciò che ancora deve prendere forma – si snoda un percorso ininterrotto di crescita: crescita di numeri, certo, ma soprattutto di competenze e di risorse umane e professionali. È la solidità di questo percorso che oggi ci permette di affrontare l’emergenza. Considerato che la situazione attuale richiede all’organizzazione un grande sforzo, quest’anno abbiamo deciso di limitare la spedizione delle copie cartacee, optando in larga misura per l’invio della versione digitale. Tale scelta permette di ridurre i costi, oltre a rispettare i principi di sostenibilità e riduzione degli sprechi cari alla Cooperativa. estratto bilancio sociale 2019_DEF online
A CIMOLAIS IL DISTANZIAMENTO FISICO DIVENTA AVVICINAMENTO SOCIALE
Siamo consci dei rischi che ci possono essere all’interno delle strutture residenziali per anziani, per questa ragione cerchiamo di essere il più possibile consapevoli delle difficoltà, problematiche e dell’importanza della dignità delle persone”. Così Anna La Diega, vicepresidente della Cooperativa sociale Itaca, spiegava tre anni fa l’esigenza di aggiornare la Carta dei Valori e dei Comportamenti dell’area Anziani Residenziale, di cui è anche responsabile. Nata nel 2012, la Carta e i suoi principi assumono oggi un ruolo ancora più centrale, in un momento storico che ci vede tutti affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19: non solo punto di riferimento in termini di buone prassi nei servizi ma anche, e forse verrebbe quasi da dire soprattutto, per quanto riguarda l’impegno verso i beneficiari e la tutela della loro salute. Siamo partiti da qui nel dialogo con Luciana Protti, coordinatrice della Residenza assistenziale alberghiera di Cimolais che la Cooperativa Itaca gestisce dal 1997. La “Casa albergo”, che si trova in alta Valcellina e accoglie persone anziane autosufficienti provenienti da tutto il Friuli occidentale, è stata la prima struttura residenziale che la Cooperativa sociale friulana ha chiuso ad ingressi esterni, ancora prima del lockdown decretato dal Governo italiano il 9 marzo. “Abbiamo deciso cautelativamente, in condivisione con il Comune di Cimolais proprietario della struttura, di chiudere ad ingressi provenienti dall’esterno il 5 marzo – spiega Luciana Protti – per tutelare la salute dei nostri residenti. All’inizio abbiamo registrato comprensibili difficoltà negli anziani a comprendere le motivazioni di questa decisione, soprattutto perché, in quanto autosufficienti, erano abituati a vivere con una certa autonomia”. Prima del Covid-19, infatti, non c’erano limitazioni nelle uscite, potevano tranquillamente andare a prendere un caffè al bar, le sigarette al tabacchino, andare a messa, uscire per una semplice passeggiata, magari insieme ad alcuni paesani che negli anni hanno conosciuto e con i quali si sono instaurati anche dei legami di amicizia, o ancora prendere la corriera in autonomia per andare a Maniago al mercato settimanale del lunedì. Tutte abitudini “normali” prima del lockdown, che ora non sono più possibili. “Nei primi tempi abbiamo vissuto anche noi operatori una situazione di difficoltà, in primis nello spiegare loro il senso di quelle limitazioni. Il lockdown ancora non era stato dichiarato ed era tutto nuovo e difficilmente comprensibile e accettabile, per tutti anche per noi. Successivamente, grazie anche a quanto apprendevano quotidianamente dai telegiornali, hanno compreso la gravità della situazione”. LA RIMODULAZIONE DELLE USCITE SUL TERRITORIO “Essendo autonomi e cercando di venire incontro ai loro desideri di contatto con l’esterno, dopo il 5 marzo, abbiamo riorganizzato l’assistenza per garantire le loro uscite in sicurezza, così ogni persona – prosegue la coordinatrice di Cimolais – è sempre stata accompagnata degli operatori, in giorni ed orari stabiliti attraverso la programmazione di un calendario predisposto insieme ai nostri anziani, anche perché avevamo notato in loro la tendenza inconsapevole ad abbassare la guardia e con essa le mascherine. Per questo abbiamo deciso di accompagnarli in poche uscite e mirate, per attivare una salvaguardia discreta ed attenta del loro comportamento, perché la tendenza quasi automatica era quella di abbassare la mascherina appena entravano al bar e l’operatore era subito pronto a ricordare alzarla fino a coprire il naso. Nelle prime settimane abbiamo imparato tutti assieme che, invece, è proprio in quella fase, nel momento dell’incontro con altre persone, che la mascherina va utilizzata in maniera adeguata”. Agli anziani è restata la possibilità di passeggiare liberamente nell’area antistante la Casa, che è piuttosto ampia, dotata di un bel giardino con panchine, gli alberi per ripararsi dal sole estivo, ma sempre in compagnia di un operatore. “Abbiamo anche riorganizzato l’area fumatori, che all’inizio si trovava all’esterno, poco prima dell’ingresso, ed ora si trova sul terrazzo con tavolini e sedie che consentono di rispettare il giusto distanziamento fisico”. LA CHIUSURA DELLE VISITE DALL’ESTERNO “Parallelamente, dal 5 marzo abbiamo anche chiuso alle visite di parenti e amici che dall’esterno entravano in struttura”. Finito il lockdown, per tutta l’estate la Residenza ha preferito comunque mantenere le restrizioni attivate, perché Cimolais è un paese di poco più di 350 persone che durante il periodo estivo, come avviene solitamente nei paesini di montagna, si popola di turisti e villeggianti. “E sono arrivati anche quest’anno, alcuni provenienti anche da aree dell’Italia che hanno vissuto in maniera tragica la pandemia”. Chiudere all’ingresso dei familiari in struttura per tanti mesi non è stato facile. Sono subito partite le videochiamate, che erano costanti per chi usa fluentemente il proprio smartphone e garantite dalla struttura per chi non lo possedeva. Il telefono della Residenza, poi, era sempre attivo e disponibile in qualsiasi orario. La conclusione del lockdown sembrava suggerire che il pericolo fosse passato, tanto che alcune limitazioni erano state alleggerite e il servizio si era riaperto al territorio in maniera graduale. “Ci siamo allora organizzati per ricominciare le visite in sicurezza, durante l’estate, avevamo predisposto un tavolo all’esterno, le sedie erano poste distanti ma ben visibili tra l’anziano e il proprio caro, veniva effettuato un triage ai familiari con tanto di tracciamento della visita attraverso un apposito registro. In questa maniera l’anziano, indossando mascherina e visiera e mantenendo la distanza di almeno 1 metro, poteva incontrare i propri cari, alla presenza di un operatore che monitorava il rispetto delle distanze. Oggi, con la nuova chiusura, resta possibile la videochiamata, anche perché i familiari vivono lontano e possono venire o nei fine settimana o una volta al mese. Peraltro, molti dei nostri beneficiari non hanno una rete familiare ed allora la nostra equipe diventa famiglia ed è il “congiunto” più prossimo per l’anziano”. Tuttavia, l’aumento dei contagi delle ultime settimane anche in Friuli Venezia Giulia ha portato la Regione ad una nuova chiusura alle visite esterne nei servizi residenziali per anziani. “La sofferenza dei nostri residenti, cui viene nuovamente inibita la possibilità di una relazione in presenza con i propri familiari o conoscenti, è anche la nostra sofferenza. È vero che qui, sinora, è un’isola felice (la Casa albergo di Cimolais non ha registrato situazioni di positività al virus, ndr),
COOP ITACA. “IL FUTURO CHE VOGLIAMO”: I RAGAZZI DELL’IIS TAGLIAMENTO MAPPANO LA CITTÀ
Una mappatura della Città del mosaico con luoghi fisici e simbolici inserita all’interno di un processo collettivo indirizzato allo sviluppo di patti educativi territoriali, l’obiettivo è migliorare il benessere dei ragazzi di Spilimbergo e la loro capacità personale di percepirsi come attori trasformativi della propria comunità scolastica e di vita. Saranno alcuni dei focus del forum territoriale del progetto Lost in Education, promosso da Unicef Italia all’Istituto di istruzione superiore Il Tagliamento di Spilimbergo, previsto in modalità online lunedì 23 novembre dalle 14 alle 16, che sarà trasmesso in diretta sul canale YouTube di Unicef Italia, sulla pagina Facebook di Cooperativa sociale Itaca e su quella di Arciragazzi Nazionale. Al forum parteciperanno studenti e insegnanti dell’IIS Il Tagliamento coinvolti nei laboratori di LIE negli ultimi due anni scolastici, Virginia Meo, project manager di Unicef Italia, Eva Fedi di Arciragazzi nazionale, Marino Marchesin, insegnante dell’Istituto e neo assessore alle politiche giovanili del Comune di Spilimbergo, Stefano Carbone, formatore esperto in lavoro di rete e sviluppo di comunità, Stefano Venuto, coordinatore area politiche giovanili e sviluppo di comunità della Cooperativa sociale Itaca, Giorgio Volpe del MoVI FVG (Movimento di Volontariato Italiano), oltre a Marianna Colonello e Francesca Floreani, community manager e formatrici LIE. Al centro delle discussioni il Manifesto The future we want, un’Agenda per il futuro realizzata nel corso dell’estate da un gruppo di adolescenti e promossa da Unicef, e la Mappa di comunità educante, esito del lavoro di mappatura degli studenti dell’IIS Il Tagliamento, nella quale sono inseriti i luoghi fisici e simbolici, gli enti e le associazioni che i ragazzi considerano “educanti”. All’interno del progetto di Unicef Italia Lost in Education, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, i forum territoriali virtuali rappresentano luoghi di incontro e confronto tra ragazzi, docenti, famiglie, agenzie educative, attori del terzo settore e del profit, enti pubblici e realtà che si occupano di minori a livello territoriale. Tra gli altri obiettivi di progetto rientrano il rafforzamento della centralità della scuola, intesa come luogo educativo, ma anche sviluppare una comunità educante in cui gli attori sociali siano capaci di riconoscere le proprie competenze educative e prendersi carico del processo educativo. LIE, sostenuto da Con i Bambini, coinvolge Unicef Italia come capofila di un partenariato che vede attivi Arciragazzi (Nazionale, Sicilia, Liguria, Lazio, Lombardia, Taranto) e Arci Liguria, e viene realizzato in 20 scuole secondarie di primo e secondo grado (13 Istituti Comprensivi e 7 Scuole Superiori) di 7 regioni italiane, ovvero Lazio, Lombardia, Sicilia, Puglia, Liguria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia.