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All’ombra delle limitazioni (che nessuno discute) crescono paura per il futuro e insofferenza. Studio di SWG sulla percezione della crisi

I ceti bassi, già in difficoltà prima dell’emergenza. E quelli medi, legati a quelli che stanno subendo con più forza gli effetti della serrata generalizzata. Sono loro a essere sempre più preoccupati e, nello stesso tempo, insofferenti verso i limiti imposti dalle autorità, mentre cresce la quota di chi ha sempre più bisogno di riprendere le proprie abitudini e di uscire di casa e tornare al lavoro.

Lo racconta l’indagine settimanale di SWG sulla percezione della crisi da parte degli italiani. La quota di chi pensa che tutto passerà in meno di 3 mesi è scesa in 30 giorni dal 74 al 59%. Parallelamente quella di chi crede si prolungherà oltre un trimestre è quasi triplicata, salendo dal 13 al 34%. L’emozione trainante è così l’incertezza (51%, 4 punti in più rispetto alla settimana precedente), seguita da speranza (37%) e vulnerabilità (32%).

La preoccupazione prevalente rimane quella che un proprio familiare possa ammalarsi, salita in una settimana dal 62 al 64%. Ma la paura di perdere il lavoro si impenna e il 29 marzo ha superato anche se di un solo punto (53 contro 52%) quella di ammalarsi. Le preoccupazioni per la tenuta dei conti famigliari inizia a farsi sentire: il 63% pensa che dovrà intaccare i risparmi (58% sette giorni fa), il 41% di non essere in grado di far fronte a rete e mutui (era il 36%), il 28% di dover chiedere un prestito (era il 24%).

Il consenso sulle limitazioni imposte rimane plebiscitario, anche se in leggera discesa, dal 91 all’88%. Ma i risvolti negativi iniziano a diventare sempre più pesanti: il 67% confessa il bisogno di riprendere le proprie abitudini, il 48% non ce la fa più a stare in casa, per il 24% stanno peggiorando i rapporti con i conviventi (tutte percentuali in crescita rispetto alla settimana precedente).

NOTA INFORMATIVA: valori espressi in %. Indagine CAWI continuativa su un campione giornaliero di 400 rispondenti

rappresentativi della popolazione nazionale di maggiorenni.

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