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Comunità, giustizia e politiche di inclusione sociale: legati da legami

“Comunità, giustizia e politiche di inclusione sociale: Legati da Legami” è il titolo del convegno che si è svolto il 16 settembre a Tolmezzo, organizzato e promosso all’interno di un tavolo di lavoro del Piano di Zona della Carnia dedicato alla progettazione in termini di educazione/riabilitazione per detenuti ed ex detenuti e di promozione della legalità soprattutto nei confronti dei giovani, secondo quanto disposto dal regolamento regionale (L.R. 1/2007 art 4, c. 69 “Interventi a favore di persone a rischio di esclusione sociale, anche di minore età, nonché di persone detenute ed ex detenute”).

Obiettivo del convegno era proporre una seria riflessione sul rapporto tra giustizia/detenzione e comunità: ragionare insieme quindi su come un “carcere dei diritti” sia imprescindibilmente legato a un “territorio dei diritti”, dove termini come “casa e lavoro” hanno un senso anche per le persone “a piede libero”.

L’incontro, svoltosi all’interno della sala convegni della Comunità Montana della Carnia, ha visto la partecipazione importante del mondo Legacoop con la presenza delle cooperative C.S.S. (Teatro Stabile di Innovazione del FVG), Cooperativa Sociale Aracon,- Cooperativa Sociale Arteelibro e Consorzio Operativo Salute Mentale Udine (C.O.S.M.).

Di assoluto rilievo la lectio magistralis dell’ex magistrato Gherardo Colombo che ha invitato i presenti a riflettere sul senso/nonsenso del carcere, a partire dall’art. 27 della Costituzione che afferma come “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. In uno stretto dialogo con il pubblico presente, soprattutto con quello giovane, Colombo ha proseguito la sua riflessione delineando i confini di quella “comunità accogliente” che, sul territorio, deve rendere “vivi” gli articoli della Costituzione.

Al convegno è seguita la tavola rotonda con la partecipazione del vicepresidente della Regione FVG, Sergio Bolzonello, dell’assessore al Lavoro, formazione, istruzione, pari opportunità, politiche giovanili, ricerca e università Loredana Panariti e dell’assessore alla Salute, integrazione socio sanitaria, politiche sociali e famiglia Maria Sandra Telesca. I politici regionali hanno condiviso come, sul fronte lavorativo delle persone soggette a provvedimenti dell’autorità giudiziaria restrittivi della libertà personale, governare l’inserimento sociale, formativo e lavorativo significa anche promuovere l’intervento integrato e socialmente responsabile di tutti gli attori del territorio, comprese le imprese, per offrire la possibilità di ulteriori interventi anche dopo la formazione. In tal senso è stata dichiarata con forza la necessità di rafforzare le imprese sociali e le organizzazioni del terzo settore.

Il pomeriggio è poi proseguito con la tavola rotonda dedicata alle sinergie tra giustizia e comunità; alla presenza di alcuni rappresentanti del ministero della Giustizia e con la regia di Pino Roveredo, garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, si è ragionato attorno alle problematiche che da anni costringono il Ministero della Giustizia a ridurre le forme di misure alternative rieducative e risocializzanti sul territorio. Di particolare intensità la relazione della dott.ssa Della Branca, direttore del carcere di Tolmezzo, che ha descritto la difficile trasformazione della Casa Circondariale in carcere di alta sicurezza, avvenuta nel corso del 2014.

L’ultima tavola rotonda, moderata da Carlo Beraldo direttore IRSSeS di Trieste, ha evidenziato le buone prassi della cooperazione in termini di significati di accoglienza, partecipazione ed inclusione sociale. A partire dalle ottime esperienze della cooperazione in carcere e sul territorio, si è riflettuto sull’importanza del fattore culturale nell’approccio al tema della detenzione e, più in generale, dell’inclusione sociale. E’ stata infine proposta da parte di Paolo Felice, referente per Legacoop dell’area carceri, l’istituzione di un “Osservatorio Permanente” regionale che monitori le progettualità in essere e diventi un attore proattivo per una maggiore sensibilizzazione sul territorio e all’interno della comunità del tema detenzione.

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