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Il ruolo delle società cooperative nel settore della produzione energetica al centro del dibattito

Due esperienze diverse in Paesi differenti, con la stessa logica cooperativa alla base, capace di fare in modo che un’attività abitualmente delegata all’autorità – o a un altro soggetto operante di fatto in regime di monopolio – in questi casi stimoli i cittadini e li renda partecipi della produzione dell’energia che andranno a consumare loro stessi. È stato questo il tema portante dell’incontro “La produzione cooperativa di energia elettrica”, tenutosi alla sede di Legacoop Fvg in occasione di Future Forum – manifestazione sul futuro che si terrà a Udine fino al 20 novembre -, e che ha visto la partecipazione di Luigi Cortolezzis, presidente della cooperativa carnica Secab e Tanja Gaudian, portavoce della tedesca Ews di Schönau. A fare gli onori di casa c’era il presidente di Legacoop FVG Enzo Gasparutti.

Cortolezzis ha tracciato il profilo storico, sociale ed economico della Secab, capace di arrivare a produrre attualmente quasi 50 milioni di chilowatt, operativa ininterrottamente dal 1913 su un territorio che a oggi comprende sei comuni della montagna: Paluzza, Ligosullo, Treppo, Cercivento, Ravascletto e Sutrio. “Sei” è il numero di riferimento dell’associazione, perché corrisponde anche a quelli che sono in totale gli impianti idroelettrici gestiti, con una struttura partecipata per l’87% da privati – quasi 3.000 i soci -, e per la parte rimanente dalle amministrazioni pubbliche locali (Comunità montana e polo sciistico dello Zoncolan). Non solo energia e attenzione all’eco sostenibilità per la Secab (da anni le nuove linee vengono interrate nel rispetto dell’ambiente circostante), ma anche mutualità: è infatti attivo un servizio di prestito per i soci, che possono accedere a finanziamenti a tassi agevolati rispetto a quanto propone il mercato creditizio. Un vantaggio non indifferente dal punto di vista economico, oltre a quello del pagamento dell’energia a prezzi più contenuti rispetto alla media.

Per il presidente di Legacoop FVG, la cooperazione di utenza non è solo quella di consumo alimentare e “Potrebbe essere applicata anche nelle gestioni dei beni pubblici partecipati come l’acqua, il gas, i rifiuti e l’energia elettrica. Sostanzialmente l’attività delle multiutility dove i soci non sono gli Enti Locali, ma direttamente i cittadini protagonisti – ha detto Gasparutti – utenti finali, come se fossero gli utenti di un condominio sparso sul territorio. Pensiamo agli USA che sono forse il Paese dove la presenza di cooperative di utenza nella gestione di servizi pubblici locali è più consistente a livello mondiale”.

Gaudian ha illustrato il caso di Schönau, località del Baden-Württemberg immersa nella Foresta nera, prima al mondo a raggiungere l’autogestione energetica. Anche qui è stato decisivo il ruolo di una cooperativa, nata sull’onda emotiva del disastro di Chernobyl con lo scopo di affrancarsi dal nucleare. Da un concorso d’idee su come risparmiare energia nelle case si è passati in pochi anni a vincere due referendum sulla questione, acquistare le linee elettriche locali e produrre in toto – con energie alternative come l’eolica e la solare – per il proprio fabbisogno. Come arrivare a questo, con quali aiuti? Secondo Gaudian «la politica può dare una mano, ma è necessario cominciare da soli per il proprio fabbisogno energetico, senza chiedere il sostegno ad altri. Orientarsiin questa direzione è obbligatorio, non c’è scelta. Prima o poi le risorse finiranno, ed è meglio attivarsi prima possibile».
“La cooperazione – ha concluso Gasparutti – nasce sempre da bisogni veri e questi due casi son un bell’esempio: Secab 100 anni fa doveva portare l’energia elettrica in montagna per renderla abitabile, la cooperativa tedesca dal caso di Chernobyl”.

 

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